Officine REMA
Daniela Biavati
INSEGNANTE DI ITALIANO L2 E MEDIATRICE ETNOCLINICA
@officinerema | 2025
La mia formazione iniziale è di tipo scientifico e si è sviluppata nell’ambito della ricerca, tra Italia e Regno Unito, all’interno di contesti universitari e progetti internazionali. Questo percorso mi ha fornito un metodo di lavoro rigoroso, basato sull’osservazione e sulla lettura dei fenomeni nella loro complessità, evitando semplificazioni e interpretazioni isolate.
Dal 2014 ho scelto di orientare il mio lavoro verso l’insegnamento dell’italiano a persone migranti e rifugiate maturando un’esperienza continuativa nei centri di accoglienza del territorio messinese accompagnando adulti, minori e persone in situazione di vulnerabilità nei percorsi di apprendimento linguistico, accesso ai servizi, formazione e inserimento socio-lavorativo.
Il mio lavoro didattico si è nutrito negli anni dell’esperienza e della formazione maturate all’interno della scuola Asinitas, che ha contribuito a orientare il mio approccio verso una didattica laboratoriale, narrativa e cooperativa, attenta ai vissuti, alle storie e alle pluralità linguistiche come risorse educative.
Negli ultimi anni il mio percorso si è ulteriormente approfondito attraverso la formazione specialistica in mediazione etnoclinica presso il Centro Studi Sagara. Questo approccio, insieme ai percorsi di alta formazione orientati all’etnopsichiatria, ha dato forma e cornice teorica a un lavoro che già da tempo sentivo necessario: integrare la dimensione linguistica con quella simbolica, relazionale e culturale, soprattutto nei contesti segnati da spaesamento, trauma e discontinuità.
Il mio lavoro si fonda sulla convinzione che la lingua non sia mai neutra. Insegnare italiano non significa solo trasmettere una competenza comunicativa, ma intervenire nei rapporti di potere creando contesti in cui cui le persone possano ri-prendere parola, riconoscersi come soggetti attivi e ridurre le asimmetrie di potere che attraversano l’esperienza migratoria. In questo senso, l’insegnamento linguistico diventa una pratica di emancipazione, cittadinanza e giustizia sociale.