Letizia Lo Conte
Officine REMA
AVVOCATA E MEDIATRICE ETNOCLINICA
@officinerema | 2025
Nata e cresciuta nella calda Roma, ha costruito la sua seconda casa a Firenze.
Amante delle città di mare, è nelle stazioni ferroviarie e nei porti che si sente al suo posto.
Il suo motto è da sempre “Le norme sono correnti di pensiero”. Il diritto è sempre stato per lei uno strumento di analisi del contesto, di ricerca e di connessione tra i diversi ordinamenti, le diverse comunità e le diverse sponde del mondo. Le norme sanno essere entità fluide che cambiano, si evolvono e si plasmano alla stregua dei movimenti sociali e dei pensieri dei singoli.
Laureata in giurisprudenza all’Università di Roma Tre e abilitata alla professione forense nella città di Firenze, ha sempre intervallato lo studio del diritto penale interno e internazionale, del diritto dell’immigrazione e del diritto di asilo alla ricerca di nuovi e diversi linguaggi e allo studio delle lingue straniere (first of all, la lingua inglese, ascoltata sin da piccola in casa).
Durante l’esperienza formativa nel Regno Unito e l’incarico come Caseworker per l’European Asylum Support Office, ha cominciato a percepire l’urgenza di affiancare all’analisi di fatti giuridici e delle storie geopolitiche dei Paesi, l’ascolto attivo di storie e vissuti altri e lo stare all’interno delle comunità incontrate.
Gli anni di lavoro come avvocata e consulente legale nei contesti di accoglienza e nei servizi territoriali, le hanno permesso ancor di più di guardarsi intorno, di scoprire la potenza della mediazione interculturale e l’impatto della comunicazione non verbale, di attraversare gli sguardi e i silenzi altrui.
Dal 2022, opera al fianco degli educatori penitenziari in qualità di funzionaria della mediazione culturale presso il Ministero della Giustizia. Questa esperienza le ha permesso di riconoscere l’esistenza di un filo invisibile tra fenomeni migratori e condotte devianti.
Perennemente alla ricerca di un altro punto di vista, durante l’incarico di funzionaria della mediazione presso il carcere di Firenze Sollicciano, arriva il turning point: incontra Lelia Pisani e Michaela Memè e nel 2024 decide di intraprendere il percorso di mediazione etnoclinica con il Centro Studi Sagara che le mostra come coniugare il percorso giuridico con la cura della delicata relazione tra professionisti e utenti attraverso la negoziazione permanente dei significati e l’attenzione alla parola. Comincia solo qui a sperimentare quanto riconoscere, interpretare e spiegare una norma giuridica o sociale, una prassi, una tradizione culturale richieda una pratica continua di consapevolezza, un’apertura ad una molteplicità di forme e di pensiero, e una pratica quotidiana di convivenza delle differenze.
Nella sua pratica professionale, nella quale adora sperimentare sempre nuove collaborazioni multidisciplinari, tenta di mostrare quanto la tutela di un diritto e la facilitazione di un dialogo siano solo le due direzioni dello stesso cerchio: entrambe richiedono il riconoscimento del diritto di parola all’alterità e del diritto all’esistenza di ogni parte di noi e dell’altro.
Sogno nel cassetto: realizzare uno sportello legale e di ascolto itinerante in giro per l’Italia a bordo di un camper.